venerdì 13 aprile 2012

L'energia elettrica di notte costa di più

Nella fascia 17-21 il prezzo dell'elettricità è salito del 30% nell'ultimo quadrimestre 2011


La beffa della tariffa bioraria
L'energia di notte ora costa di più

L'arrivo delle rinnovabili ha rivoluzionato il mercato elettrico


Contatori (Ansa)
MILANO - Fare andare la lavatrice di notte per risparmiare sulla bolletta. Oppure la lavastoviglie, il ferro da stiro, lo scaldabagno, ma tassativamente dopo le sette di sera o prima delle otto del mattino. Si chiamano «tariffe biorarie» e sono diventate popolari dalla seconda metà del 2010. Ma ora, dopo due anni, rischiano di tramutarsi in una mezza delusione. O quanto meno in una promessa sempre più difficile da mantenere appieno: si era partiti puntando su un progressivo incremento del risparmio in bolletta per i consumatori, dal 5% in su. Adesso ci si accorge che, rebus sic stantibus , non sarà più possibile. Per provare a incidere con un incentivo concreto sulle abitudini di consumo degli italiani bisognerà procedere come minimo a una revisione dell'attuale meccanismo.

Che cosa è successo? Che ci si è messa di mezzo una rivoluzione del mercato dell'energia. In sintesi: l'energia elettrica, nelle fasce serali, oggi non è più così a buon mercato come è storicamente stato. Anzi, in qualche caso il suo prezzo è addirittura superiore a quello delle «ore di punta», la fascia oraria tra le 8 e le 19 che va dal lunedì al venerdì e che concentra i maggiori consumi. Intendiamoci: chi ha stipulato contratti «biorari» sul libero mercato o non si è mai affidato a offerte alternative a quelle previste dall'Autorità (la «maggior tutela») continuerà a pagare quanto previsto da ciò che ha sottoscritto (e finché dura il contratto). Chi ha optato per la formula che va per la maggiore sul mercato libero, quella «flat» (tutto compreso e prezzo bloccato per un periodo predeterminato), non vedrà differenze. Ma l'idea che la tariffa bioraria consenta di difendersi dagli aumenti in bolletta dovrà in qualche modo essere ripensata. E con essa anche il proposito «strategico» di cambiare il modello di consumo degli italiani.

Ciò che è accaduto è il risultato dell'irruzione sul mercato elettrico delle energie rinnovabili, eolico e fotovoltaico: 6.600 megawatt di potenza installata a fine 2011 per il primo e 12.500 megawatt per il secondo. Quando vanno a pieno regime, prevalentemente durante le ore diurne e quindi di «picco», hanno diritto di precedenza su tutte le altre forme di energia. La conseguenza è che il parco delle centrali elettriche a gas, «spiazzato» dai nuovi venuti, è stato via via confinato in orari periferici, e si attiva con minor frequenza. Quando il sole tramonta, però, si assiste a un evento particolare: non solo vengono a mancare quasi d'improvviso le forniture di energia rinnovabile, ma il sistema deve anche affrontare l'innalzamento serale dei consumi, una «rampa di carico» inferiore a quella della mattina presto, ma non trascurabile. Per coprirla si richiamano in servizio le centrali a gas, ma questo continuo «stop and go», e la necessità di tenere accesi e pronti all'intervento gli impianti, ha un costo. Di più: le aziende proprietarie sanno benissimo che hanno poche ore nella giornata per «recuperare» i margini necessari per ripagare almeno il combustibile. E si muovono di conseguenza, tenendo alti i prezzi.

Risultato: nel 2011, nelle ore di maggior produzione fotovoltaica (dalle 7 alle 16), l'incremento di prezzo è rimasto contenuto al 7% rispetto al 2010. Nelle altre ore è cresciuto invece del 20%. Nella fascia dalle 17 alle 21, nell'ultimo quadrimestre 2011, è stato del 30%. Lo scorso marzo si è assistito addirittura al sorpasso: il prezzo delle ore serali ha superato (93 euro/mwh contro 83) quello delle ore diurne. Se ad essere colpiti sono i cittadini ancora in «maggior tutela» (e le aziende che hanno concentrato i consumi di notte) urge comunque una correzione del sistema, magari scadenzando diversamente la divisione tra ore «di punta» o «intermedie» o «fuori punta». L'Autorità per l'energia ci sta pensando, ma la questione è delicata perché riguarda il «messaggio» da trasmettere ai consumatori. E in questi tempi difficili il rischio di disorientarli è elevato.


Stefano Agnoli
13 aprile 2012 | 11:06

giovedì 12 aprile 2012

Il modo migliore per dimagrire: mangiare meno grassi e fare un po' di moto

Limitare il consumo di grassi e aumentare il movimento fisico: due regole, semplici da capire e non troppo difficili da applicare, per dimagrire davvero e, tutto sommato, senza grandi sacrifici. È il risultato di uno studio pubblicato sull'American Journal of Preventive Medicine da un team di studiosi guidati da Jacinda Nicklas, ricercatrice del Beth Israel Deaconess Medical Center e dell'Harvard Medical School (Usa), che hanno messo a confronto i risultati di diverse tipologie di diete su un totale di oltre quattromila soggetti obesi (indice di massa corporea superiore o uguale a 30) dai venti anni di età in su.

"Il metodo più efficace per dimagrire - spiega Nicklas - è quello meno complicato: mangiare meno grassi e svolgere una regolare attività fisica. Questa è la modalità che porta i migliori risultati rispetto a diete popolari o alla moda, alle pillole per dimagrire e ai prodotti dietetici". Dallo studio è emerso che oltre il 40% del campione impegnato con il regime dietetico consigliato dai ricercatori ha perso più del 5% del proprio peso in un anno. "Questa è un'ottima notizia perché gli studi hanno dimostrato che anche una riduzione del 5% del peso può portare al miglioramento della salute - conclude Nicklas -. È interessante notare che il metodo migliore per dimagrire sia anche quello più economico e alla portata di tutti".

(aggiornato il 12/04/2012)

martedì 1 novembre 2011

Veronesi "una regola d'oro, mangiare meno"

La regola d'oro della prevenzione? Mangiare meno, assicura in questo articolo Umberto Veronesi, garante scientifico di OK.

«Vi siete mai chiesti perché mangiamo? È una di quelle domande semplici dietro le quali si scopre la complessità dei meccanismi che consentono la vita. Il primo motivo è quello di permettere all'organismo degli esseri viventi di crescere, di passare dallo stadio infantile a quello adulto, in cui si raggiunge la maturità sessuale e quindi la capacità di riprodursi. La seconda funzione dell'alimentazione è quella di conservare la vita. Il cibo dà energia al nostro organismo e mantiene un livello calorico sufficiente a conservare la temperatura del corpo propria di ogni specie. Nel caso dell'uomo, 37 gradi centigradi.
Che cosa succede se il cibo non arriva? L'organismo preleva calorie dai depositi di grasso, che previdentemente vengono immagazzinati quando ci si nutre. La salute sta nel mantenere in equilibrio questo processo di entrate e uscite: se si mangia troppo, si va oltre lo scopo naturale per cui esistono i depositi di grasso. E si diventa obesi.
Nei Paesi del benessere, è un fenomeno sempre più diffuso, di cui si danno varie spiegazioni. Per alcuni, l'impulso a mangiare oltre misura deriva da una fame ancestrale, sarebbe una specie di comando rimasto nel nostro cervello e pronto ad attivarsi in presenza del cibo.

mercoledì 7 settembre 2011

Mangia sano e fai più punti

SOCIAL GAME
Mangia sano e fai più punti
così la dieta diventa un gioco
Una start-up olandese imita il modello di Foursquare e trasforma l'alimentazione personale in un gioco collettivo. Una tendenza sempre più diffusa, sia per dimagrire ma anche per il mondo del business. Ecco come funzionano
di MAURO MUNAFÒ

venerdì 2 settembre 2011

La rivincita di Caterina d'Aragona

Orgogliosa, sobria, regina
fino in fondo. Una biografia
celebra la prima moglie
di Enrico VIII, ripudiata
per Anna Bolena
MASOLINO D'AMICO

In Enrico VIII Shakespeare fa di Caterina d’Aragona, la moglie ripudiata dal sovrano, una donna di grande dignità, virtù ed eloquenza, cosa tanto più notevole in un dramma che celebra la nascita della figlia di Anna Bolena. Dopo di lui però pochi hanno dato un simile rilievo al personaggio, almeno fino all’odierna biografia (Catherine of Aragon: The Spanish Queen of Henry VIII, Faber & Faber, pp. 458, £ 20) di Giles Tremlett in cui l’autore, che è di casa a Madrid e sfrutta documenti che gli storici inglesi hanno trascurato, si giova di un punto di vista spagnolo.

Caterina era nata da Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia, che uniti formavano una potenza senza eguali in Europa; ma venendo dopo altri quattro rampolli era, dal punto di vista delle alleanze, una merce di scambio meno preziosa per esempio di sua sorella Giovanna data in moglie all’Imperatore. Lei a suo tempo avrebbe ereditato il trono materno e suo figlio, diventato Carlo V, avrebbe dominato mezzo mondo. La piccola Caterina dovette contentarsi di essere un buon affare per la dinastia Tudor, che si era appena insediata sul trono inglese con Enrico VII, emerso dalle complicate turbolenze della Guerra delle due rose. Combinate durante l’infanzia di Caterina e di Arturo, primogenito di Enrico, queste nozze furono finalmente celebrate quando lo sposo aveva quindici anni e la sposa uno di più. La principessa era stata istruita nella religione e nella cultura classica, ma non nell’inglese, lingua che avrebbe appreso soltanto dopo molti anni di residenza nell’isola. L’unione durò meno di sei mesi, entrambi gli sposi risentendo del malsano clima del castello gallese che Arturo era stato mandato a governare; lei sopravvisse alle febbri, lui no.

Rimasta vedova, Caterina non fu rispedita in patria, in attesa che padre e suocero decidessero cosa fare di lei - avidi entrambi, uno rivoleva la parte di dote già pagata, mentre l’altro aspettava il saldo di quanto restava da pagare. Per non perdere dote e alleato, Enrico VII la fidanzò col fratello minore del defunto, il decenne Enrico, in attesa della cui crescita la tenne poi quasi in ostaggio, isolandola dai contatti e lesinandole le risorse. Lei peraltro diede prova di intraprendenza, cercando di scavalcare la sorveglianza cui era sottoposta per appellarsi ai sovrani suoi genitori; a un certo punto riuscì addirittura a farsi nominare ambasciatore spagnolo presso la Corte inglese. Nel 1509 Enrico VII morì, e suo figlio, ormai diciottenne, la impalmò con fierezza. Per molto tempo i due andarono d’amore e d’accordo, anche se Caterina non riuscì a produrre l’erede maschio che il re sognava. Uno morì dopo pochi giorni, almeno altri due nacquero prematuramente, e già morti; sopravvisse solo una femmina. Nel frattempo Caterina si rese popolare grazie al contegno sobrio e alle opere benefiche. Una volta che funse da reggente (il marito era in Spagna, abbindolato dal suocero in un conflitto inane), vinse addirittura una guerra, infliggendo agli scozzesi la definitiva sconfitta di Flodden (1514).

A cambiare la Storia fu un’altra donna, la giovane, bella e disinibita Anna Bolena, figlia di un nobile. Dopo un trascorso con la sua sorella maggiore, Enrico VIII mise gli occhi su di lei, che però da vera allumeuse flirtò e lo tenne sulla corda - o nozze o niente. Al re che si arrovellava, qualcuno ricordò allora che forse il suo matrimonio, benché ormai vecchio di ben diciotto anni, poteva essere invalidato in quanto incestuoso: in un passo del Levitico la Bibbia vieta infatti di impalmare la vedova di un fratello. Ma a parte che altrove la stessa Bibbia, vedi il Deuteronomio, loda invece proprio colui che sposi la vedova di suo fratello, nel caso specifico era stata chiesta e ottenuta una dispensa papale. Roma, cui ora si rivolse, non avallò quindi i tardivi scrupoli di Enrico, anche se il tentennante papa Medici rinviò un giudizio definitivo, sperando che nel frattempo Caterina morisse, o almeno che qualcuno, come il gottoso cardinal Casteggio, inviato a tale bisogna, la convincesse a farsi da parte spontaneamente, magari entrando in un convento.

Sennonché Caterina non accettò le ragioni del marito e, quando questi la fece convocare per discutere pubblicamente il caso, spiazzò tutti inginocchiandosi davanti a lui, dichiarandogli amore, obbedienza e fedeltà, e infine sfidandolo ad affermare di non averla trovata vergine la prima notte delle loro nozze. Già, perché per rafforzare la vecchia dispensa papale l’entourage di Caterina sostenne che quelle col gracile Arturo non erano state nemmeno consumate. Lì per lì Enrico non ardì contraddirla. Caterina si rialzò maestosamente e lasciò l’aula dove non accettò mai più di ricomparire. Ma incalzato da quella belva di Anna Bolena (che pretese progressive umiliazioni di Caterina e anche di sua figlia Maria ormai considerata illegittima, facendosi tra l’altro consegnare i gioielli della regina), e sconfitto sul piano del dibattito, Enrico finì per ricorrere alle maniere forti, fino ad autonominarsi capo della Chiesa inglese, con conseguente condanna per tradimento di coloro che volevano restare fedeli a Roma. Tra questi il vescovo di Rochester John Fisher e il Lord Cancelliere dimissionario Tommaso Moro furono decapitati. Fu per riguardo al loro rango: gli altri dissidenti venivano impiccati per un po’, quindi, ancora vivi, sbudellati molto lentamente.

Sempre più emarginata, spogliata di ogni privilegio e persino affamata, Caterina non rinunciò mai a farsi chiamare regina da chi aveva intorno, e intorno a lei si raccolse un notevole ancorché violentemente represso consenso popolare, soprattutto femminile. Il declino durò alcuni anni. Da ultimo il suo orgoglio iberico si portò nella tomba il rimorso di avere causato uno scisma che un sacrificio personale avrebbe potuto evitare. Peraltro, meglio che niente, Caterina aveva scongiurato una guerra: Chapuys, il savoiardo ambasciatore di Carlo V che le fu vicino negli ultimi tempi, le diede atto di avere diffidato il potente nipote, il quale per la verità la spalleggiava senza troppo ardore, dallo scatenarne una per lei. Caterina si spense nel 1536, solo sei mesi prima che la sua rivale Anna Bolena salisse sul patibolo, condannata dal sovrano che era riuscita a esasperare. Anche lei invece del sospirato maschio aveva prodotto solo una femmina, che il padre si affrettò a escludere dalla successione, come aveva fatto con la sua sorellastra. Ma le figlie di Enrico VIII avrebbero regnato lo stesso, prima Maria che per vendicare la madre si meritò l’epiteto di Sanguinaria, quindi, gloriosamente, Elisabetta.

mercoledì 17 agosto 2011

Capelli in forma sotto il sole

Gli ultimi consigli per avere capelli belli sotto il sole. Non solo i prodotti giusti, anche qualche buona abitudine da ripetere con regolarità.
Una "buona condotta" nella cura dei capelli è necessaria innanzitutto per avere una chioma sana da sfoggiare in spiaggia. Ma soprattutto per continuare ad averla anche dopo, quando si rientra e i possibili danni vengono a galla. Già, perché abitudini errate mostrano le loro conseguenze sui capelli più lentamente rispetto, ad esempio, alla pelle.

A parte l'uso di solari specifici per capelli, sia durante sia dopo l'esposizione, è importante ricordare qualche altro accorgimento. Intanto evitare decolorazioni e permanenti proprio prima delle vacanze. Approfittare della temperatura più calda per abbandonare il phon ed evitare la piastra il più possibile. Proteggersi con cappelli e bandane per evitare scottature al cuoio capelluto. Inoltre, i raggi Uva e Uvb sono i responsabili della perdita di colore e di struttura del fusto. Ricordarsi poi di fare la doccia anche ai capelli subito dopo il bagno in mare, perché la salsedine li disidrata.

Le buone abitudini non sono solo per i giorni di esposizione a mare, sole, vento. Al rientro in città, è utile nutrire il capello con prodotti ristrutturanti e antiossidanti, da settembre e dicembre, per integrare minerali, vitamine e aminoacidi. Utile anche uno scrub del cuoi capelluto, per aiutare a eliminare le cellule morte.

L'alimentazione è una carta trasversale da giocare sempre. Frutta e verdure mantengono il primato per sali minerali e vitamine, ma anche legumi, carne, uova e frutti di mare possono aiutare a fornire un sostegno adeguato.

(a cura di ESTETICA)

lunedì 15 agosto 2011

A cena fuori: 15 dritte per non sgarrare

I consigli degli esperti per coniugare piacere e salute, senza rimorsi
Periodo di vacanze, serate all’aperto e uscite con gli amici: tutte occasioni per cenare fuori. Ma come la mettiamo se magari siamo a dieta? Oppure se non vogliamo appesantirci troppo o, ancora, vogliamo mantenere il peso forma acquistato con tanta fatica prima dell’estate?
Basta seguire i 15 preziosi consigli dispensati dagli esperti di Melarossa.

Ecco, di seguito, le regole d’oro per vivere una serata in compagnia in tutta tranquillità e serenità.

Pianificate il vostro pasto
1) Scegliete un ristorante che propone cibi sani: andate sul sicuro con uno che già conoscete oppure, se decidete di sperimentarne uno nuovo, controllate prima il menù sul suo sito web. In alternativa, telefonate e chiedete quali sono le sue specialità. Se non vi convince, cambiate strada.

2) Cercate di non arrivare al ristorante affamati: è difficile trattenersi se si ha un appetito da grizzly.

3) Fatevi uno schema mentale di quello che volete ordinare: se avete già le idee chiare, sarà più facile non farsi tentare da quel meraviglioso antipasto misto a 7 portate che campeggia sulla prima pagina del menù.

Controllate le porzioni
4) A casa, esercitatevi a misurare volume e dimensioni di una porzione “giusta” per voi: una volta al ristorante, riuscirete a capire meglio se il piatto che vi hanno portato è alla vostra portata o rischia di compromettere una settimana intera di dieta.

5) Siate consapevoli che la maggior parte delle persone finisce per mangiare tutto quello che trova nel piatto; quindi ordinate una mezza porzione per evitare di cadere in tentazione.

6) Mangiate lentamente: appoggiate la forchetta nel piatto o bevete un sorso d'acqua tra un boccone e l'altro. E non dimenticate di trovare il tempo per chiacchierare.

7) Se siete a cena con tutta la famiglia e volete ordinare un menù unico, chiedete almeno un paio di porzioni in meno rispetto al numero dei commensali. Non fate mai mancare piatti a base di verdure e usateli per riempirvi metà del piatto, in modo da non avere la tentazione di abbuffarvi di altro.

8) Se la cena è a buffet, adottate la tecnica del piatto da picnic: riempitelo per metà di frutta e verdura, per ¼ di alimenti proteici leggeri e per l'ultimo quarto di carboidrati. Passate in rassegna con lo sguardo il tavolo con le pietanze, individuate quella che più vi tenta, concedetevene una porzione piccola e godetevela per gratificarvi. E ovviamente, fate un solo giro al buffet.

Personalizzate il vostro menù
9) Non siate timidi: se non siete sicuri di come è cucinato un piatto o di quali sono gli ingredienti che lo compongono, nel caso chiedete. Meglio fare una domanda in più che vedersi portare in tavola uno spezzatino che galleggia nell’olio.

10) Se la vostra carne arriva condita con una salsa che promette di far ingrassare al solo sguardo, non abbiate timore di chiederne un altro piatto, senza salse oppure con una salsa più leggera o a base di verdure.

11) Chiedete senza imbarazzo che i cibi saltati in padella siano preparati con poco olio.

Occhio ai campanelli d'allarme
12) State lontani da piatti con molti ingredienti: spesso alla ricchezza dei nomi si accompagnano anche abbondanti calorie.

13) Scartate anche i piatti che, già dal nome, fanno pensare a un elevato contenuto di grassi: parole come fritto, croccante, cremoso, spalmabile, imburrato, in casseruola non vanno proprio d'accordo con la vostra dieta.

14) Occhio anche a queste parole, che spesso sono indice di un alto contenuto di sale: affumicato, sott'aceto, in brodo, marinato.

15) Ecco invece le “parole buone”, che indicano cibi sani: al naturale, fresco di stagione, grigliato, in camicia, al vapore.

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In collaborazione con melarossa.it